Degustazione · Brasile · Ottobre 29, 2026 · 12 min

Cachaça: cos’è, come si beve e in cosa è diversa dal rum

La risposta in breve

La cachaça è il distillato brasiliano di canna da zucchero, ottenuto dal succo fresco della canna fermentato e poi distillato. Per legge si produce solo in Brasile e si imbottiglia fra 38 e 48 gradi. È la base della caipirinha. A distinguerla dal rum sono la materia prima, i legni in cui riposa e una norma tutta sua.

Si scrive cachaça, con la cediglia sotto la seconda c, e si pronuncia più o meno «cascià-sa». In Italia la si trova quasi sempre nella versione bianca, comprata per fare la caipirinha, eppure l’etichetta dice parecchio: se la bottiglia è stata in legno, per quanto tempo, in che tipo di alambicco è nata. Sotto ci sono la lettura dell’etichetta, i gradi con le calorie, la caipirinha secondo la ricetta ufficiale e i conti per farne un liquore in casa partendo da una bottiglia già comprata.

Che cos’è la cachaça e da dove viene?

La cachaça è l’acquavite di canna da zucchero prodotta in Brasile, distillata dal succo di canna fermentato e imbottigliata fra 38 e 48 gradi. La definisce la Portaria 539 del 2022 del Ministero dell’Agricoltura brasiliano. Nel 2025 gli stabilimenti produttori registrati erano 1.538, e l’export si è fermato a circa 8 milioni di litri.

Il nome è protetto: un decreto del 2001 ha fatto di «cachaça» un’indicazione geografica brasiliana, riservata a chi produce nel Paese. Negli Stati Uniti la cachaça è riconosciuta come prodotto distintivo del Brasile dal 2013. In Europa la protezione passa dall’accordo commerciale fra Unione europea e Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026, che mette la cachaça fra le indicazioni geografiche brasiliane tutelate.

Il procedimento è corto. La canna si taglia, si spreme, e il succo, che in Brasile si chiama caldo de cana o garapa, si mette a fermentare. Il vino di canna che ne esce va in distillazione, in un alambicco di rame oppure in una colonna. La Portaria del 2022 riserva la dicitura «Cachaça de Alambique» a quella distillata solo in alambicco di rame: è la versione dei piccoli produttori, e in etichetta lo trovi scritto per esteso.

I numeri dell’Anuário da Cachaça, pubblicato ogni anno dal Ministero dell’Agricoltura brasiliano, danno la misura del fenomeno. Nel 2025 gli stabilimenti produttori registrati erano 1.538, distribuiti su 844 comuni. Le esportazioni hanno toccato 7,95 milioni di litri e 17,07 milioni di dollari, verso 76 paesi, con gli Stati Uniti primo mercato per valore. Nell’edizione precedente, con i dati del 2023, il Minas Gerais da solo contava 504 cachaçarias registrate, il 41,4% del totale.

Che differenza c’è fra cachaça e rum?

Raccolta della canna da zucchero in campo: dal succo fresco della canna si fa la cachaça

La cachaça si fa solo con il succo fresco di canna fermentato, mentre il rum può partire anche dalla melassa, il residuo della produzione dello zucchero. La cachaça si imbottiglia fra 38 e 48 gradi, il rum venduto in Europa da 37,5 gradi in su. La cachaça si produce solo in Brasile; il rum ovunque, salvo le sue denominazioni d’origine.

Cachaça Rum (definizione UE)
Norma Portaria MAPA 539/2022 (Brasile) Regolamento UE 2019/787, allegato I
Materia prima Solo succo di canna fresco, fermentato Melassa, sciroppo della lavorazione dello zucchero o succo di canna
Gradazione in bottiglia Da 38 a 48 gradi Almeno 37,5 gradi
Zucchero aggiunto Fino a 6 g/L; da 6 a 30 g/L si chiama «adoçada» Fino a 20 g/L
Dove si produce Solo in Brasile Ovunque, salvo le indicazioni geografiche
Legni di affinamento Quercia e molti legni brasiliani: amburana, bálsamo, jatobá, ipê Di solito quercia

Il rum che si beve più spesso in Italia nasce dalla melassa, cioè da ciò che resta dopo aver estratto lo zucchero cristallino dalla canna. La cachaça parte invece dal succo appena spremuto, e per questo porta un’impronta più vegetale, erbacea, a volte quasi di frutta acerba. Il parente più stretto è il rhum agricole delle Antille francesi, anch’esso fatto con il succo fresco: la differenza a quel punto la fanno il territorio, la norma e il legno.

C’è anche un dettaglio sui gradi che spiega certe etichette. Il Brasile ammette la cachaça da 38 gradi, mentre negli Stati Uniti ogni rum va imbottigliato ad almeno 40, e per il mercato americano la cachaça deve rispettare quella soglia. Per questo la stessa marca può uscire a gradazioni diverse secondo il paese.

Che cosa vogliono dire «envelhecida», «premium» ed «extra premium»?

Sono le categorie di invecchiamento fissate dalla norma brasiliana. «Envelhecida» vuol dire che almeno metà del contenuto ha passato un anno in botti di legno da 700 litri al massimo. «Premium» indica che l’ha passato tutto, per almeno un anno. «Extra premium» indica che tutto il contenuto è invecchiato almeno tre anni.

Dicitura Che cosa vuol dire
Armazenada (conservata) È stata in legno, senza un tempo minimo né un limite alla dimensione della botte
Envelhecida (invecchiata) Almeno il 50% del contenuto è invecchiato almeno un anno in legno, in contenitori da 700 litri al massimo
Premium Tutto il contenuto è invecchiato almeno un anno, alle stesse condizioni
Extra premium Tutto il contenuto è invecchiato almeno tre anni, alle stesse condizioni

Le parole che si sentono di più al banco, «prata» o «branca» per quella bianca e «ouro» per quella ambrata, sono termini di mercato e il loro significato lo dà l’uso. Prata indica di norma una cachaça riposata in acciaio, limpida; ouro una cachaça che ha preso colore dal legno. Per sapere quanto tempo ci è rimasta, e in che quota, valgono le quattro diciture della tabella.

Una regola della Portaria riguarda i trucioli di legno. Una cachaça messa a contatto con frammenti di legno, invece che fatta riposare in botte, perde il diritto a chiamarsi invecchiata, e il procedimento va dichiarato in etichetta.

Perché la cachaça riposa in legni brasiliani?

Perché in Brasile crescono legni che cedono aromi diversi dalla quercia, e la norma permette di usarli. L’amburana porta note dolci e speziate, dovute soprattutto alla cumarina; il bálsamo note erbacee e piccanti; il jatobá un colore ambrato rosso e sentori di frutta secca. Lo stesso distillato cambia molto secondo la botte.

Il legno fa due lavori: colora il distillato e gli cede composti aromatici. Uno studio pubblicato nel 2011 sulla Revista Brasileira de Engenharia Agrícola e Ambiental ha confrontato per sei mesi la stessa cachaça in botti di amburana, bálsamo, ipê, jatobá e jequitibá, contro la quercia e contro il vetro. Tutti i legni hanno migliorato il profilo sensoriale rispetto al vetro, ciascuno con colore e sapore propri.

Per chi compra, il dato utile è uno: il nome del legno, quando c’è, conta quanto il tempo di invecchiamento. Una cachaça all’amburana sa di vaniglia e cannella anche dopo pochi mesi: piace molto o non piace affatto. Una passata in quercia somiglia di più a un rum invecchiato. Se cerchi la cachaça per la caipirinha, la scelta classica resta quella bianca.

Quanti gradi ha la cachaça e quante calorie?

La cachaça va da 38 a 48 gradi, e il valore esatto è quello scritto in etichetta. A 40 gradi e senza zucchero fornisce circa 221 kcal per 100 ml, cioè 66 kcal in un bicchierino da 30 ml. Anche una adoçada al massimo dello zucchero ammesso, 30 g/L, sale di poco: 233 kcal per 100 ml.

Il conto si fa con la stessa formula usata in tutto il sito per i liquori fatti in casa: le calorie per 100 ml sono la gradazione moltiplicata per 5,52, più i grammi di zucchero per litro divisi per dieci e moltiplicati per 4. In un distillato il peso dell’alcol schiaccia tutto il resto, perché lo zucchero è poco o niente.

Prodotto Gradazione Zucchero kcal / 100 ml Bicchierino da 30 ml
Cachaça al minimo di legge 38° 0 g/L 210 63 kcal
Cachaça 40° 0 g/L 221 66 kcal
Cachaça adoçada al limite 40° 30 g/L 233 70 kcal
Cachaça al massimo di legge 48° 0 g/L 265 80 kcal
Rum al minimo UE 37,5° 0 g/L 207 62 kcal

Il fattore 5,52 viene dalla densità dell’etanolo, 0,789 g/ml, moltiplicata per le 7 kcal che ogni grammo di alcol apporta. Il dettaglio sta nell’articolo sulle calorie, che usa la stessa formula su limoncello e creme.

Come si fa la caipirinha?

La ricetta ufficiale dell’International Bartenders Association vuole 60 ml di cachaça, un lime tagliato a spicchi piccoli e 4 cucchiaini di zucchero bianco di canna. Lime e zucchero si pestano nel bicchiere, poi si riempie di ghiaccio tritato, si versa la cachaça e si mescola. Una caipirinha così apporta circa 200 kcal.

1. Taglia il lime. Lavalo, togli le estremità e taglialo in spicchi piccoli.

2. Pesta lime e zucchero. Metti spicchi e zucchero in un bicchiere old fashioned doppio e premi con il pestello quanto basta a far uscire succo e oli della buccia, con pochi colpi decisi.

3. Aggiungi ghiaccio e cachaça. Riempi il bicchiere di ghiaccio tritato, versa i 60 ml di cachaça e mescola dal basso verso l’alto, così lo zucchero rimasto sul fondo si scioglie.

Il nome è legato per legge al distillato: già il decreto brasiliano 4.851 del 2003 definiva la caipirinha «bevanda tipica del Brasile», fatta solo con cachaça, lime e zucchero. Con la vodka al posto della cachaça diventa caipiroska, con il rum caipirissima, e la stessa IBA cita entrambe le varianti.

Il conto delle calorie si rifà a mano. 60 ml di cachaça a 40 gradi contengono 24 ml di alcol puro, cioè 18,9 grammi, che fanno 133 kcal. Quattro cucchiaini di zucchero sono circa 16 grammi e aggiungono 64 kcal. Il totale è 197 kcal, a cui va aggiunto il poco che porta il succo di lime.

Come si beve la cachaça liscia?

Una cachaça invecchiata si beve liscia, a temperatura ambiente, in un bicchiere piccolo, come un rum o un distillato da meditazione. Quella bianca di qualità, soprattutto da alambicco, si può assaggiare liscia allo stesso modo. Il freddo del freezer attenua gli aromi del legno e della canna, cioè proprio la parte che distingue una bottiglia dall’altra.

Bevila a piccoli sorsi. Il primo assaggio abitua il palato all’alcol. I profumi della canna e del legno si sentono meglio dal secondo sorso. Se vuoi confrontare due bottiglie, assaggiale nello stesso momento e alla stessa temperatura: le differenze fra una prata e una all’amburana saltano fuori subito.

Accanto alla caipirinha, la cachaça entra nella batida, con latte di cocco o frutta, e in molti cocktail che altrove si farebbero con il rum bianco. Rispetto al rum porta più note vegetali, e di solito chiede un po’ meno zucchero per restare in equilibrio.

Si può fare un liquore con la cachaça in casa?

Sì, partendo da una bottiglia comprata regolarmente: aggiungere zucchero, acqua o aromi a un distillato già fatto è la normale preparazione per infusione, lecita per uso personale. Distillare in casa invece in Italia è un reato. Mezzo litro di cachaça a 40 gradi contiene 200 ml di alcol puro, e da lì si calcola tutto.

Il quadro completo sta nell’articolo su quando fare liquori in casa è legale. La cachaça come base ha un vantaggio preciso: porta già un aroma di canna, quindi bastano pochi ingredienti: una scorza d’agrumi, un frutto, una spezia dolce. Il procedimento è quello descritto in come si prepara un liquore per infusione.

Qui sotto due modi di trasformare mezza bottiglia di cachaça a 40 gradi in un liquore, con i conti già fatti. Il volume finale tiene conto dello spazio che occupa lo zucchero disciolto, circa 0,63 ml per grammo.

Come la tagli Volume finale Gradazione Zucchero kcal / 100 ml
500 ml di cachaça + 100 g di zucchero, senza acqua 563 ml 35,5° 178 g/L 267
500 ml di cachaça + 150 g di zucchero + 150 ml di acqua 745 ml 26,9° 201 g/L 229

L’alcol puro resta sempre 200 ml, cambia solo il volume intorno. Nella prima riga: 200 diviso 563 fa 0,355, cioè 35,5 gradi. Se preferisci sciogliere prima lo zucchero, le proporzioni stanno nella guida allo sciroppo di zucchero per liquori. La prima versione resta sopra i 35 gradi e si conserva come un distillato; la seconda scende sotto i 27 e va consumata in tempi più brevi, come spiega l’articolo su quanto durano i liquori fatti in casa.

Se ti interessano i distillati stranieri letti dall’etichetta, la stessa guida esiste per il mezcal, che con la cachaça condivide una norma nazionale severa e una denominazione protetta.

Domande frequenti sulla cachaça

Come si pronuncia cachaça? Più o meno «cascià-sa», con l’accento sulla seconda sillaba. La ç con la cediglia si legge come una s sorda.

La cachaça è un tipo di rum? Dipende dalla legge che si guarda. Per il Brasile e per l’Unione europea è una denominazione a sé, protetta come indicazione geografica; negli Stati Uniti è classificata come un tipo di rum, prodotto distintivo del Brasile.

Quanti gradi ha la cachaça? Per legge da 38 a 48 gradi. Il valore della singola bottiglia è quello scritto in etichetta, e per il mercato americano si parte da 40.

Che differenza c’è fra cachaça prata e ouro? Prata, o branca, indica di solito una cachaça limpida, riposata in acciaio; ouro una cachaça che ha preso colore dal legno. Per sapere quanto è invecchiata valgono le diciture di legge: armazenada, envelhecida, premium ed extra premium.

Quante calorie ha una caipirinha? Circa 200, con la ricetta IBA: 133 kcal dai 60 ml di cachaça a 40 gradi e 64 dai 16 grammi di zucchero, più il poco del succo di lime.

Si può fare la caipirinha con il rum? Sì, e prende un altro nome: caipirissima. Con la vodka diventa caipiroska. Il nome caipirinha resta riservato alla versione con la cachaça.

La cachaça scade? Chiusa, si conserva a lungo: a 40 gradi l’alcol la protegge, purché stia lontano da luce e calore. Aperta, perde aromi col tempo, tanto più in fretta quanto più la bottiglia è vuota.

Questo articolo descrive un prodotto commerciale e non contiene link di affiliazione né ha rapporti con i produttori. La sezione sull’infusione riguarda l’uso personale di un distillato comprato regolarmente: l’alcol si maneggia lontano da fiamme e fonti di calore. Chi beve non guida.

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